In risposta alla lettera di Giovanni Legnini

Daniele Licheri – Segretario Regionale Si

Dopo gli scenari prefigurati dal vostro quotidiano sulle prossime elezioni regionali riguardanti il fronte del centro-sinistra, leggo oggi  direttamente dalla voce di Giovanni Legnini qual è la sua proposta per l’Abruzzo. E provo a rispondere direttamente a lui del perché Sinistra Italiana,  pur apprezzando il suo sforzo intellettuale che prefigura un tentativo decisamente migliore rispetto a quello raccontato ieri, non vedrà il nostro “partito” far parte di questa “partita”.

Non ci saremo perché prima di tutto la maggioranza di centro sinistra uscente ha dimostrato di essere incapace su due fronti: quello dell’ascolto e quella della progettualità. E se è vero che tu dici, ed io lo condivido, che non ci può essere nessuna attesa messianica nei tuoi confronti, pare invece che tutti, soprattutto il Partito Democratico che a oggi non ha prodotto nessuna autocritica e nessun segnale vero d’inversione di tendenza, da mesi attende solo il tuo arrivo non come un elemento di rottura e rinnovamento, ma come l’uomo che deve limitare i danni di una sconfitta annunciata.

L’uomo che deve mettere in riga le correnti in lotta che continuano a dilaniarsi tra loro in una totale autarchia e autoreferenziali, e che anche alle ultime provinciali hanno confermato che la batosta del 4 Marzo non solo è lettera morta ma che la guerra a cui assistiamo è quasi solo un problema di gestione del potere e di vecchi rancori personali,e non di  questioni politiche che riguardano il futuro dei cittadini.

Rimettere in discussione identità, azioni e pensieri che dovrebbero ricostruire un nuovo percorso per l’Abruzzo significa innanzitutto accettare che un modello di sviluppo si è rivelato fallimentare.  La società Abruzzese che tu richiami, quella che attende verità e giustizia per Rigopiano, quella che aspetta la bonifica del sito di Bussi, quella che in questi anni si è battuta contro le trivelle, quella del No al referendum costituzionale, quella delle innumerevoli vertenze aziendali, quella che chiedeva spiegazioni sugli esperimenti del laboratorio del Gran sasso,quella del No hub del Gas, insomma la parte viva della regione, quella da tempo è stata abbandonata dalla politica e dalle istituzioni. Insomma nessuna traccia di temi come democrazia e partecipazione, cura e prevenzione del territorio, investimenti sulla sanità pubblica,investimenti sulla cultura,  progettualità su nuove e non impattanti forme di economia, dunque quella società civile, quei sindacati, quelle associazioni, che cinque anni fa avevano avuto un’enorme aspettativa su questa giunta uscente è stata delusa e tradita. Spesso sono state lasciate da sole a lottare contro le aberrazioni di un sistema neoliberista a cui il centro-sinistra abruzzese non ha avuto la capacità di contrapporre un modello alternativo ed efficace. Una governance che avrebbe dovuto essere alternativa  ad un sistema in cui il profitto si rimangia letteralmente il territorio è il diritto alle giovani generazioni (e non solo) a immaginare un futuro.

Ecco quelli a cui ti richiami alle ultime elezioni o non hanno votato o hanno votato 5 Stelle.

Non basterà certo l’azione di questo governo giallo-verde che sta dimostrando tutta la sua incapacità e la sua aggressività verso gli ultimi, con toni e modi solo propagandistici, a fare da benzina a un generico fronte democratico lastricato solo di buone intenzioni e poca sostanza.

Sì perché se e vero che lo scenario dipinto ieri dal giornale non è quello che tu vorresti, e anche vero che il quadro desolante con cui ci confrontiamo necessità di un tale cambio di passo per cui le forze politiche a cui intendi parlare a oggi stanno dimostrando di essere cieche e mute alle tue sollecitazioni. Da parte nostra non può esserci nessuna apertura di credito verso una classe dirigente che in cinque anni non è stata in grado nemmeno di eleggere il garante dei detenuti, figura necessaria in un sistema carcerario al collasso in cui i suicidi degli ospiti e dei lavoratori sono in forte crescita. O il reddito di cittadinanza diventata lettera morta e poi divenuta una dei volani con cui il movimento 5 stelle ha vinto le scorse elezioni. Questo solo per citarne un paio della tante.

Non metto in dubbio la tua buona volontà ma il quadro della coalizione uscente e dei possibili partner ci dice solo che il rischio è un nuovo assembramento in cui invece di uscire dal fortino dorato, il vecchio centrosinistra, che a oggi è una figurina sbiadita che non riesce a superare e immaginare se stesso in modo diverso, si finisca di arroccare aspettando inerte un nuovo tsunami pronto a travolgerlo senza nemmeno accorgersene.

Noi dal canto nostro siamo pronti a costruire un percorso che provi a essere nuovo, civico, partecipato, con nuovi interpreti, con la capacità di rimettere l’ascolto al primo posto, e soprattutto lontano da quel fortino dorato che citavo prima Ripartendo da quelle battaglie degli ultimi anni a cui noi abbiamo partecipato mettendoci a disposizione, come punto di ripartenza e con un programma e ed un progetto da scrivere insieme. Sicuramente la nostra potrà essere solo un’ambizione a cui tendere generosamente, perché credo che ci vorrà tempo per convincere gli Italiani e gli abruzzesi, che la parola sinistra possa essere il sinonimo di riscatto sociale, di bene pubblico, di ascensore sociale. Insomma torni a essere prima che ovviamente vincente, che è una conseguenza, utile alle persone perché ridà speranza, quella voglia di poter tornare al centro di un sistema di welfare che riconosce i loro sogni e i loro bisogni come centrali nella governante pubblica, e non come penultimi che per sopravvivere devono fare la guerra agli ultimi. La destra si combatte immaginando una nuova sinistra all’altezza dei tempi e non riesumando vecchie ricette e rimuovendo quello che è accaduto negli ultimi anni, ovvero che il centro-sinistra non c’è più e che qualunque revival rischia di essere solo dannoso. Altrimenti come ho già detto in passato, il 10 Febbraio sarà la chiusura del cerchio del 4 Marzo, in cui gli elettori finiranno per andare a votare di nuovo, non per qualcosa ma contro qualcuno percepito (spesso a ragione) come la causa e l’effetto dei suoi problemi.

Daniele Licheri – Segretario Regionale Si Abruzzo 

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