Fabbiani (SI): Verso il 25 Novembre

Alice Fabbiani

Inizia ad essere sempre più difficile affrontare la “Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne”, nonostante il crescendo a livello internazionale di una reazione alle violenze subite dalle donne dello spettacolo, grazie all’intervento di Asia Argento, la quale ha scatenato una reazione a catena da più parti, dimostrandoci così che nemmeno il mondo abbagliante dello spettacolo è esente da abusi o violenze sulle donne. Scopriamo che le violenze avvengono nei partiti, come nel Fronte nazionale in Francia, nello sport e che in Italia i numeri sono ancora spaventosi: parliamo di una vittima ogni tre giorni, quasi undici stupri al giorno, quattromila ogni anno. Secondo l’Istat, un milione e 157mila donne avrebbero subito una violenza sessuale nel corso della vita, tra stupri e tentati stupri. Ma sono dati sempre parziali, poiché sono solo una piccola parte le denunce che arrivano dalle violenze subite tra le mura di casa.

Dobbiamo affrontare un’enorme questione culturale, lo diciamo ogni anno, ma questo non avviene. Le politiche di questi anni hanno visto la mercificazione del corpo delle donne ma anche una degradazione del ruolo delle donne nel mondo del lavoro, le quali lavorano sempre di più per paghe sempre più basse non rendendole così indipendenti economicamente e quindi più libere. Sono i risultati delle politiche sul lavoro degli ultimi anni, che mortificano ulteriormente il lavoro svolto dalle donne. È il prezzo della crisi non solo economica ma culturale, spremendo il più possibile chi ha meno strumenti per difendersi.

Abbiamo assistito al dibattito surreale sulle armi in casa per legittima difesa, ma i numeri ci dicono che i possessori di armi anziché usarle per difesa personale, semmai ne avessero bisogno, preferiscono usarle senza remora alcuna per far fuori la fidanzata, la moglie o l’amante.
Negli ultimi dieci anni le donne uccise in Italia sono state 1.740, di cui 1.251 (il 71,9%) in famiglia.

Il tutto mentre assistiamo ad un taglio continuo alle politiche sociali, costantemente umiliate.

Andando a ritroso vediamo che Il Governo aveva stanziato, con legge del 2013 e la successiva Stabilità, 40 milioni di euro che sarebbero dovuti servire per progetti specifici del Piano Antiviolenza (29 milioni circa), per progetti regionali (13 milioni) e per interventi diretti della Presidenza del Consiglio. Di questi, denunciavano allora i magistrati contabili sono stati spesi solo seimila euro. Lo 0,01%. Ed è così che i centri antiviolenza stanno chiudendo per la mancanza di fondi. Il risultato tutto politico sono le decine di associazioni in difficoltà dopo il taglio sociale voluto dal governo Gentiloni lo scorso marzo (qualcosa come 211 milioni) nonostante la legge del 2013 sul femminicidio prevedeva 10 milioni all’anno per i centri antiviolenza.

Il nostro impegno deve essere quello di aumentare i fondi per i centri antiviolenza, di affrontare partendo dalle scuole, la lotta contro ogni sopraffazione di genere, della parità salariale tra uomo e donna, di garantire un futuro migliore ai figli che hanno perso la propria madre, di far in modo che ci sia maggiore possibilità per le donne di occupare ruoli dirigenziali partendo da quelli pubblici.

Questo sarà l’impegno delle donne di Sinistra Italiana, la politica strumento delle donne. Non possiamo arrenderci a questo mondo.

Nominare un’ingiustizia significa dare un mezzo per pensarla e questo precede la creazione di un movimento per eliminarla.”

Diana Russel

Alice Fabbiani – Responsabile Regionale Pari Opportunità Sinistra italiana

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