“Un documento europeo smentisce Governo e Snam”

“Una tesi netta che ribalta di 180 gradi ciò che negli ultimi anni è stato gridato ai quattro venti e cioè di come fosse strategico costruire opere imponenti al fine di poter garantire l’approvvigionamento energetico sia a livello italiano che europeo. Il Medreg ossia l’autorevole organismo che riunisce ben 21 enti regolatori dell’energia appartenenti ai Paesi del Bacino del Mediterraneo non la pensa però affatto così”. Il Consigliere regionale di Sinistra Italiana Leandro Bracco torna a occuparsi di questioni attinenti al gas con specifico riferimento dunque alla città di Sulmona e alla Valle Peligna rendendo noto, tramite un comunicato stampa, il contenuto di un documento redatto da un qualificato organismo internazionale. “Giovedì scorso 3 maggio il Medreg (Mediterranean Energy Regulators) – spiega Bracco – ha messo nero su bianco la circostanza secondo la quale il fattore critico nei piani di investimento sia rappresentato dall’insufficienza della domanda di mercato. Questa ferma presa di posizione non può che essere un elemento cardine nella programmazione delle politiche energetiche comunitarie ma soprattutto è una voce altamente autorevole che non può non essere ascoltata”. “Il report – prosegue il Consigliere – si concentra anche sulle infrastrutture connesse al gas nei Paesi del Mediterraneo e capovolge senza possibilità di appello quanto finora sostenuto dal Governo nazionale e dalla Snam circa, da un lato, il gasdotto Trans-Adriatico (TAP) che dalla frontiera greco-turca attraverserà Grecia e Albania per approdare nel Leccese permettendo l’afflusso di gas naturale proveniente dall’area del Mar Caspio e, dall’altro, per quanto concerne la ‘Rete adriatica’ ossia il metanodotto Massafra-Minerbio”. “Nell’ultimo decennio – rileva Bracco – i consumi di gas nel nostro Paese hanno registrato una non irrilevante diminuzione. I picchi di consumo datati 2005 sono infatti solamente un lontano ricordo. Dal documento del Medreg emerge inoltre come l’Italia sia già ora in grado di soddisfare le richieste anche in caso di una notevolissima domanda o di una specifica crisi. Tutto questo non può che evidenziare come nella nostra nazione la costruzione di altri impianti non sia affatto necessaria. Per quale ragione dunque – rimarca Bracco – deve essere spesa una montagna di denaro pubblico nella costruzione di gigantesche infrastrutture di cui non si ha necessità? E perché i territori di numerose comunità devono essere devastati?”. “Sino a oggi – sottolinea l’esponente SI – metanodotti, stoccaggi, centrali di compressione e rigassificatori sono stati etichettati come opere strategiche per il Paese. A tal proposito infatti basta rileggere il provvedimento adottato il 22 dicembre scorso dal Consiglio dei Ministri e relativo all’approvazione della Centrale di compressione di Sulmona: ‘La delibera tiene in considerazione la rilevanza energetica e il carattere strategico dell’opera, necessaria per la sicurezza degli approvvigionamenti energetici a livello italiano ed europeo’. I sacrifici chiesti a diverse comunità, costrette per queste opere a pagare prezzi altissimi in termini di sottrazione di territorio, sicurezza e impoverimento delle risorse naturali, sono stati da sempre giustificati in virtù del ‘carattere strategico’. Ma a questo punto dovrebbe essere chiarito quale sia il significato autentico del termine strategicità”. “Strategici – nota Bracco – possono essere solamente gli interessi dei cittadini e non quelli di società che intendono ottenere lauti profitti mettendo a rischio sicurezza e salute dei territori. A quella parte della politica che in questi anni ha creduto di doversi mettere al servizio di grandi società è sfuggito che la collettività è in grado di esprimere no fondati. E oggi quelle stesse motivazioni hanno trovato conferma in un documento ufficiale reso noto da un accreditato e influente organismo che riunisce le authority dell’energia di 21 Paesi del Bacino del Mediterraneo. E questo documento – conclude Leandro Bracco – rappresenta uno strumento significativo affinché, in maniera ragionata e motivata, il Governo torni sui propri passi facendo valere gli interessi strategici che non possono non essere esclusivamente che quelli della collettività”

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