Bracco (SI): “Questione gravissima che però passa sottotraccia”

 “Ne transitano dieci al giorno. In un mese circa trecento. All’inizio dell’estate una macchia oleosa dalle dimensioni rilevantissime fu avvistata davanti alla costa teatina. Dopo qualche ora, la notizia si dissolse nel nulla. E quella non fu la prima volta. La questione delle navi petroliere che solcano il mare d’Abruzzo è troppo importante per passare sotto silenzio. Ogni fenomeno di deterioramento dello stato delle nostre acque marine deve essere circoscritto mediante attività di prevenzione e repressione e iniziative e comportamenti verso di esse virtuose devono essere promossi e incentivati. Non si faccia finta che la problematica non esista”. Il consigliere regionale Leandro Bracco prosegue nell’approfondimento di tematiche connesse al contesto ambientale e questa volta focalizza la propria attenzione sui ‘giganti del mare’ che gli occhi di una moltitudine di cittadini quotidianamente scorgono a pochissimi chilometri di distanza rispetto alle coste d’Abruzzo. “Considerando che davanti al nostro litorale transita giornalmente oltre una decina di navi petroliere – esordisce l’esponente di Sinistra Italiana – sorprende che la segnalazione mediatica su sversamenti di idrocarburi in mare sia così priva di eco. Supponendo infatti che solamente un ‘colosso marino’ su cento incorra in un accidentale sversamento mentre transita in Adriatico, dovremmo mediamente ricevere una notizia a esso correlato tre volte al mese”. “Per meglio valutare il rischio che la vita economica e sociale costiera corra in forza di questo inquinamento – prosegue Bracco – bisogna ovviamente aggiungervi quello riferito ai corsi d’acqua, quello originato dalle attività estrattive delle piattaforme e quello derivante dalle perdite dei depositi e dei trasporti a terra (che finiscono comunque in mare). Alcuni di questi inquinamenti sono addirittura esplicitamente autorizzati dalla Regione (come per esempio il versamento delle acque di depurazione ‘accidentalmente oleose’ da parte dell’ENI nel torrente Peticcio di Ortona). Se poi si osserva con attenzione la preziosa area marina della Torre del Cerrano, si noterà come essa sia protetta da cinque piattaforme di coltivazione di idrocarburi che, sgranate lungo il perimetro, provocano un’intossicazione dei fondali molto peggiore di quella registrata a dieci chilometri di distanza da tale perimetro”. “Come affrontano questa situazione – si chiede il Consigliere Segretario – le amministrazioni regionale e locali e gli enti di controllo e vigilanza? La risposta risiede nelle informazioni che giungono (o meglio non arrivano) ai media e che fanno notizia: tale situazione infatti non è né rilevata né, tantomeno, opportunamente dimensionata e valutata e né, ancor meno, contrastata o attenuata da parte delle diverse amministrazioni e dagli enti di vigilanza. Gli interventi infatti – evidenzia Bracco – a fronte di una presenza pur costante (e costosa) a terra e in acqua, sono tanto sporadici, saltuari e del tutto fortuiti da sfuggire a qualsiasi rendiconto di efficacia ed efficienza. Seppur benemeriti, questi interventi non sono dunque neanche tali da essere meritevoli di attenzione. Non bisogna tuttavia piegarsi alla disattenzione e al silenzio degli organi d’informazione – afferma Bracco – in virtù del fatto che il problema esiste ed è di notevole incidenza e, sia pure sotto silenzio, è in grado di insinuarsi ed estendere la propria gravità a tutte le attività costiere sia di stampo economico che di matrice sociale. Chiedo pertanto alle amministrazioni e agli enti di vigilanza e controllo di darsi una programmazione efficace di tutela del patrimonio di tali attività mediante prevenzione, intercettazione, repressione e disciplina del rimedio a ogni fenomeno di deterioramento dello stato del nostro mare e mediante la promozione – conclude Leandro Bracco – di iniziative e comportamenti verso di esso virtuosi”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *